Tempo da lupi

In Maremma, in Toscana, ho trovato i resti di un capriolo appena abbattuto dai lupi a pochi metri da una casa.

Il mio amico Bruno ha fotografato in pieno giorno un lupo che annusa la brezza marina sulla spiaggia della Feniglia, frequentata località balneare  a poche decine di metri dalla via Aurelia, dalla ferrovia, dalle case di Ansedonia.

A Roma i lupi si sono insediati a  due passi dal Grande Raccordo Anulare e pochi giorni fa, proprio lì, i lupi si chiamavano. Erano più di uno.
Era un rendez vous, un incontro fra membri di uno stesso branco che mantengono così i contatti, anche a distanza, indifferenti al rumore di fondo prodotto dalla più grande città italiana, che si trasmette nell’aria, fra colline e valli, boschi e campi coltivati, quartieri e capannoni industriali.
Questa, nella mappa del lupo, non è una zona qualunque.
La riserva naturale di Castel di Guido, subito fuori del Grande Raccordo Anulare, è un lembo di campagna romana dove pascolano le vacche, si semina il frumento e…vivono i lupi.
Siamo alle porte di Roma, la città di Romolo e Remo, i due bimbi fondatori della Capitale, che furono allattati da una lupa, sulle sponde del Tevere.
La lupa è così tornata a vivere vicino agli uomini, come ha fatto in Feniglia, nella costa della Maremma affollata di turisti, e probabilmente in molti altri luoghi ancora ignoti, perchè il lupo, se vuole, può vivere in clandestinità, muovendosi sotto copertura dietro le linee del nemico di sempre, confondendosi a volte con i cani randagi o rinselvatichiti, animali familiare a pastori e contadini, boscaioli e paesani, e per questo tollerati.lupo5ph Maurizio Passacantando
Anche in quelle situazioni, fatte salve alcune ibridazioni, il lupo conserva la sua formidabile specificità di cacciatore sociale.
Il suo target sono i cinghiali e non è un caso che dove arrivano i cinghiali, prima o poi arrivi anche il lupo, a ripristinare un equilibrio che costa allo Stato, agli agricoltori, alla collettività centinaia di milioni di euro ogni anno.
I danni provocati dal lupo al confronto sono irrisori: per ogni euro di denaro pubblico erogato per indennizzare la morte di pecore, puledri, vitelli ad opera di lupi e affini, cioè i cani, mille ne sono sborsati da enti parco, assessorati, amministrazioni varie per il grufolare dei cinghiali nei campi di mais e di patate.
Quindi il lupo fa bene alle casse dello Stato e agli ecosistemi naturali.
Veniamo adesso al rapporto più diretto con gli uomini, che cominciano a temere un incontro ravvicinato con questo predatore.
Non nascondiamoci dietro un dito: il lupo è un lupo, un branco di lupi è un branco di lupi.
Da secoli in Italia non si registrano attacchi all’uomo, neanche accidentali (come avviene a volte per gli orsi), ma ciò non toglie che la prudenza non deve mai abbandonare chi di fatto vive nelle zone dove abitano anche i lupi. Portare a spasso un cane nel territorio di un branco di lupi è un rischio per il cane e per il suo conduttore.
Recuperiamo la consapevolezza di essere parte della natura e non dominatori di piante, animali e cicli della vita.
Pur non dovendo temere rischi inesistenti, dobbiamo coltivare un atteggiamento ragionevolmente prudente nei confronti del mondo selvatico che tanto ci affascina, ci intriga, e a volte ci intimorisce. Correre dietro a due orsacchiotti per scattare una foto è da matti, ancora peggio è inseguire una cucciolata di cinghiali per vedere da vicino quanto sono graziosi, e a questo punto è imprudente perdere il controllo anche per un attimo di un bimbo, in una zona comunque popolata da predatori.
Sono rischi molto minori di quelli che affrontiamo quotidianamente, attraversando le strade anche sulle strisce pedonali, pedalando fuori di una pista ciclabile, passeggiando di notte nelle nostre metropoli, ma si sa, il morso di un lupo farebbe molto più scalpore di centinaia di incidenti stradali, dovuti ad arroganza, imprudenza, disattenzione di chi guida.

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