L’ultima Tonnara Francesco Petretti

 

A Carloforte, l’ ultima tonnara italiana, da maggio a giugno si catturano i tonni che finiscono intrappolati in magistrali impianti di cattura lunghi anche chilometri. Le catture sono accuratamente registrate dalla Capitaneria di Porto che verifica che quantitativi e dimensioni dei tonni siano conformi alle direttive internazionali.

Ma per quanto tempo ancora l’ultima tonnara di terra italiana resterà in esercizio?

Quella di quest’anno potrebbe essere stata l’ultima mattanza e nel futuro dovremo accontentarci del tonno in scatola che viene dal Pacifico e dai Tropici: tonno pinne gialle e consimili.

Questa situazione è come sempre frutto dell’avidità degli uomini che per rifornire un mercato impazzito hanno pescato i tonni oltre ogni misura, portandoli all’estinzione.

Fino a quaranta anni fa la pesca del tonno era una questione di ordinaria amministrazione. Erano in esercizio diverse tonnare di terra che consentivano di catturare ogni anno il quantitativo di tonno necessario per il consumo nazionale, soprattutto sotto forma di conserve.

I tonni erano tanti e le tonnare catturavano non più del dieci per cento degli esemplari di un banco, in genere quelli più grandi che viaggiano ai suoi margini e spesso hanno ormai smesso di riprodursi. I tanti sopravvissuti deponevano fino a trenta milioni di uova a testa nelle profondità del Mediterraneo e c’era di star certi che anche l’anno dopo i tonni sarebbero tornati.

 

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