BIODIVERSITA’ , AGRICOLTURA E PAESAGGIO di Francesco Petretti

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BIOQUIZ, come spiegare  con quiz e giochi la biodiversità e i principi dello sviluppo sostenibile ai ragazzi, e non solo

Il cinquanta per cento della biodiversità in Italia è contenuto o dipende in qualche misura  dalle zone agricole che  sono  ancora un elemento importante del paesaggio italiano, uno dei più belli del mondo, con i suoi grandi casali, i campi , le siepi, i filari,  le mandrie allo stato brado e le greggi transumanti dalle montagne.

Di quel patrimonio qualcosa si è salvato, insinuato fra periferie in tumultuosa espansione, strade e autostrade in perenne trasformazione e,oggi, impressionanti distese di pannelli fotovoltaici.

Purtroppo il ritmo di trasformazione del territorio, che le statistiche classificano come agroforestale, è rapidissimo.

Si calcola che ogni anno almeno 50.000 ettari di esso siano urbanizzati in vario modo: edificati, interessati da aree industriali o artigianali, asfaltati. Insomma in qualche modo smettono di respirare, la terra non scambia più l’ossigeno con l’atmosfera, l’acqua non penetra più nel suolo morbido e fecondo, ma vi scorre sopra più o meno rovinosamente.

Questi terreni che si perdono sono la base del sistema agricolo della nazione, per le cui sorti nutro profonda preoccupazione, a dispetto delle lodevoli prese di posizione dei ministri, che   hanno dato prova di conoscere e  amare la materia, e  le battaglie delle associazioni degli agricoltori che mai come in questi anni si sono prodigate per ribadire il valore della vita nei campi.

Sono preoccupato perché la campagna sta scomparendo dal DNA degli italiani: la mia generazione ha ancora un forte legame con la vita rurale, rappresentato dai padri, dai nonni, dai parenti vicini o  lontani che direttamente o indirettamente avevano a che fare con la campagna, fatto testimoniato dagli omaggi natalizi e pasquali rappresentati da un sacchetto di ceci, da una bottiglione d’olio o da un cesto di carciofi.

Non sorridete: queste manifestazioni affettuose del parente o dell’amico che ha ancora “la campagna” , sono anche la testimonianza di una società che fino a ieri era rurale e che oggi sembra non avere la minima idea che possa esistere un mondo diverso da quello del cemento, degli appartamenti, degli uffici, dell’aria condizionata, delle automobili e  delle discoteche.

Vorrei che tutti, ma soprattutto governanti e politici, si rendessero conto che la “terra”  rappresenta la vera ricchezza della nazione, la sola opportunità per un futuro sostenibile e positivo, la vera alternativa a un sistema industriale ormai fortemente compromesso e in affanno per la competizione globale sempre più agguerrita.

La pubblicità ci mostra  paesaggi ariosi e riposanti, aria , acqua e terreni puliti,  prodotti alimentari di qualità che vengono dai campi, ma oggi la campagna è la grande vittima di un fenomeno di erosione del territorio che non ha eguali nella storia del nostro paese.

L’agricoltura dovrebbe essere  ai primi posti nei  programmi del governo e tutte le categorie a vario titolo coinvolte nella gestione del territorio , dai contadini agli imprenditori, dagli ambientalisti ai consumatori, dovrebbero  imporre un modello di sviluppo che rispetti questa risorsa della nazione rappresentata dal suolo fertile .

Il recupero della memoria rurale  e le tecniche della coltivazione organica e biologica dovrebbero essere materia di insegnamento a  scuola e di formazione professionale.

Affrettiamoci, prima che qualcuno che viene da fuori acquisisca le nostre diseredate campagne e cominci a produrre per sé, con sistemi industriali e ad elevato impatto ambientale, come sta avvenendo, ormai, nei paesi in via di sviluppo.

 

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